Mentre impazza il dibattito sulla stagione turistica (argomento che ci sta a cuore, considerando che il settore alberghiero rappresenta il nostro core business), abbiamo fatto quattro chiacchiere con Michele Sambaldi, Managing Director del gruppo Pellicano Hotels: società che gestisce Il Pellicano e La Posta Vecchia, due dei più leggendari hotel italiani tra le destinazioni maggiormente sognate dai viaggiatori di tutto il mondo.

Openapkin è legata al gruppo da una collaborazione che dura ormai da 9 anni, ed ha visto una recente ulteriore espansione con l’inizio della gestione di una terza struttra, il Mezzatorre Hotel & Thermal Spa di Ischia, che lo scorso dicembre ha ottenuto il Tatler Travel Award come miglior hotel al mondo sul mare.

L’abbiamo incontrato rigorosamente online, sulla piattaforma Wildix e, tra una prova webcam e una prova audio, ci siamo fatti raccontare da Michele quale valore aggiunto abbia apportato l’ingresso della nostra azienda nel processo di crescita imprenditoriale della Pellicano Hotels.

Qual era l’esigenza iniziale di Pellicano Hotels e qual è stato il valore aggiunto di Openapkin?

“Il valore aggiunto è stato crescente. Abbiamo ampliato il ventaglio di aree in cui Openapkin è intervenuta. L’esigenza iniziale più importante era avere una regia, soprattutto in un momento in cui l’azienda stava dotandosi di processi nuovi e reparti che ragionavano in maniera centralizzata.

In più, il tema wi-fi cominciava a prendere piede in termini di Guest-Experience, motivo in più per spingere sull’acceleratore della centralizzazione. Le conoscenza di Openapkin e le competenze del suo team hanno fatto sì che diventasse l’IT Manager dell’azienda, integrandosi completamente rispetto ai processi di coordinamento dei fornitori locali ed elevando le nostre competenze IT.”

Quanto è stato difficile inzialmente “cambiare” strada?

“Non è stata semplice la creazione di un booking centralizzato; si trattava di spostare l’attenzione dal fornitore locale ad un sistema più elevato in termini di competenze. Tuttavia, il cambiamento è sempre difficile, specie se parliamo di un settore – come quello IT – che non fa parte del nostro core business e delle nostre conoscenze. La fiducia che Openapkin ci ha sempre mostrato ha fatto in modo che apportassimo miglioramenti progressivi con ricadute positive sia sui nostri ospiti che sulle finanze. Gli investimenti sono stati fatti in modo calibrato, abbiamo spalmato in 9 anni una serie di attività. La competenza interna all’azienda è cresciuta grazie a questa sinergia che, ad oggi, ci consente di affrontare temi come la Cyber Security.

Come dovrebbero affrontare questo momento storico le strutture alberghiere?

“Il settore alberghiero italiano, per quanto ampio, è un po’ arretrato. Ci sono esperienze come quella della Pellicano Hotels che seguono la visione di imprenditori illuminati, che hanno deciso di affidarsi a manager e ad un team che potesse apportare il know-how necessario per fronteggiare novità e cambiamenti. Di contro, tanto alberghi italiani si sono ritrovati e si ritrovano oggi ad affrontare cambiamenti generazionali non sempre facili.

Ci vuole grande apertura per capire cosa sta accadendo; bisognerebbe leggere il business in modo tale da prendere decisioni che siano di lungo periodo. Purtroppo, non c’è uniformità nella lettura delle situazione odierna. Per non parlare delle competenze, che sono vitali. Certo, non tutti hanno la forza economica per affrontare determinate decisioni. Quello che però sento di dire è che dobbiamo iniziare a pianificare e vedere le realtà locali come sistemi favorendo l’integrazione e la condivisione delle competenze. Esattamente come accade nella Pellicano Hotels.”

Avete già in mente qualche strategia per affrontare il post Covid-19?

“Inizialmente avevamo deciso di spostare al 20 maggio l’apertura del Mezzatorre e del Pellicano. Ad oggi quello che stiamo facendo è mettere sul tavolo tutte le informazioni e gli input immagazzinati. Per la Posta Vecchia hotel, ad esempio, abbiamo deciso di adottare un modello di business per cui la struttura non aprirà al turista individuale ma a chi vorrà organizzare eventi.

Insomma, siamo alla finestra e può darsi che quello che dico ora magari fra qualche giorno non varrà più. Stiamo cercando di confrontarci persino su una nota sociale significativa: una volta smarcati i protocolli sanitari e di sicurezza, qualunque imprenditore italiano dovrebbe valutare l’apertura della struttura per dare un imprinting di continuità con il territorio, anche accollandosi dei rischi e rivedendo il proprio impianto. La nostra clientela italiana pesa il 12% sul fatturato, eppure stiamo pensando di lanciare un messaggio “domestico”, nonostante la nostra tendenza esterofila. La domanda domestica, pertanto, sarà il nuovo esercizio intellettuale.

Senza contare il tema della continuità lavorativa dei dipendenti e quello della Guest-Experience. Come si opererà nelle spa? Che protocolli di servizio ci saranno? Tutte queste istanze avranno ripercussioni sul prezzo? Che impatto avrà sul brand questo cambiamento? Non ci resta che aspettare ed essere fiduciosi.”

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